Chuang Tse-Tung, il più grande talento di tutti i tempi. Inizia a giocare a ping-pong sui marciapiedi. Disegna un rettangolo e, con dei mattoni, costruisce la rete. Chuang, quando usciva di casa, aveva sempre una pallina in tasca. Questo lo faceva sentire felice. Con gli amici frequentava un parco dove c'erano decine di tavoli all'aria aperta. Con l'arrivo dell'inverno invece si trasferivano nella casa del popolo. Qui per la prima volta ha giocato con avversari più grandi di lui. Loro gli hanno dato i primi consigli e con loro ha fatto i primi allenamenti. In tutta la Cina, nelle case del popolo del partito comunista, ci sono tavoli da ping-pong. E' il partito che l'ha voluto. A 13 anni vince il primo torneo importante. Entra nella scuola di stato di tennistavolo. E' insofferente nel fare schemi ripetitivi. Quando l'allenatore si allontana, fa partite con i compagni. Il vincitore viene chiamato, fino alla prossima sfida, "grande fratello". L'allenatore si accorge ma lo lascia fare. Alla fine della partita l'allenatore gli chiede di ripetere quel bel tiro che aveva fatto. Chuang ci riprova, ma non ci riesce. L'allenatore coglie l'occasione per spiegargli a cosa servono gli allenamenti. Gli spiega anche il socialismo e l'importanza di rappresentare il suo paese nel mondo, attraverso i sacrifici.
Chuang non trascura la scuola. A casa ripete i gesti di gioco davanti allo specchio; la madre affettuosamente dice che ha un bimbo un po' matto anche perché parla da solo mentre si corregge. Durante una visita in palestra di un famoso allenatore Chuang vede eseguire dei servizi con lancio di pallina molto alto. Questo lo colpisce molto. Gli viene regalata una racchetta, il giorno prima di una gara. La prova sulla mano mentre è a letto e ci si addormenta. Il giorno dopo vince il torneo. E' molto felice che il partito e lo Stato abbiano tanta cura dei giovani. Un giorno arriva agli allenamenti bagnato fradicio per la gran pioggia. E' presente solo lui. L'allenatore allora, commosso, lo asciuga. Per Chuang è un grande giorno, può giocare con il suo allenatore. A Pechino, nel '58, disputa il primo incontro amichevole contro l'Ungheria, e vince.
Arriva il giorno del passaporto. Si apre la porta della grande muraglia. Prima trasferta, Oxford. Lo colpisce il traffico di auto. I bus a due piani, i negozi. I cagnolini portati al guinzaglio. Le persone vestono tutte diverse. Le donne con collane, braccialetti, anelli e così curate da dare l'impressione di non avere mai lavorato. Ha stretto centinaia di mani, tutte morbide, senza calli. Trova le persone cordiali e gentili. Il luoghi sono lussuosi e abbaglianti. Chuang sa che da qualche parte qualcuno lavorava per loro. Gioca nella terra dell'imperialismo. Chuang è emozionato, sente una grande responsabilità.
Perde il primo set. Nel secondo sta perdendo per 15 a 2. Si ferma un attimo. Sente una voce che gli nasce da dentro e che gli dice: anche se tu non vuoi vincere, il tuo paese lo vuole. Si sente subito bene, non ha più paura. Porta il punteggio sul 19 pari, poi con due schiacciate vince 21 a 19. Vince anche alla bella. Questa vittoria colpisce molto gli avversari e riempie di orgoglio la delegazione cinese. La preparazione cinese prevede anche un torneo in Scandinavia, 1959. Chuang vince ancora.
La Cina si allena per i Mondiali che si terranno a Pechino nel '61. Corrono voci che in Giappone c'è un giovane molto forte, Hasegawa, che in seguito verrà chiamato "leone selvaggio". I tecnici cinesi sono preoccupati. Sanno che Hasegawa ha battuto gli ungheresi e gli jugoslavi con il looping, un colpo che i cinesi non conoscono. Decidono di mandare degli osservatori in Giappone per studiarlo e capire. Al ritorno, i tecnici decidono di far giocare alcuni allenatori cinesi nello stesso modo di Hasegawa. Chuang e il resto della nazionale completano così la preparazione.
Chuang è emozionatissimo. Non può fallire. Sa che milioni di cinesi, in diretta radio, seguono l'avvenimento minuto per minuto. Ci sono Tv e giornali da tutto il mondo. I cinesi temono anche il giapponese Ogimura, chiamato "il cervello", campione del mondo del ’54 e '56. E' dato per favorito. Chuang incontra il "leone selvaggio". Perde il primo set e nel secondo è 0 a 7. Concede troppo tempo all'avversario, che ha un gioco potente ma con movimenti lunghi. Chuang sa che deve anticipare. Anticipa, serve veloce e attacca. Hasegawa è sorpreso. Chuang mette a frutto quello che aveva preparato negli allenamenti. Vince. Anche Ogimura cederà le armi. Chuang arriva primo e i cinesi occuperanno i primi quattro posti. I 15 mila spettatori acclamano Chuang. Lui, composto, saluta il pubblico. Sa di aver fatto il suo dovere. E' modesto. Secondo gli insegnamenti di Mao, non si esalta quando vince e non si abbatte quando perde. E' considerato il genio del tennistavolo. Quando ritorna dalle gare, nella sua città, la prima visita la fa sempre al suo primo vecchio maestro di tennistavolo. E non dimentica di portargli un piccolo dono. Vincerà 3 titoli nel singolo, 3 a squadre e 1 nel doppio maschile. Dal 1961 al 1966 è numero uno della classifica mondiale. La grande carriera si interrompe. La Cina si isola dal mondo. Si chiude dentro la grande muraglia e dà inizio alla rivoluzione culturale. Ritornerà nel '71 a Nagoya dove i cinesi inviteranno una delegazione con giocatori americani. Questa operazione verrà definita dalla stampa mondiale come la diplomazia del ping-pong. La Cina otterrà alla fine il riconoscimento all'ONU al posto di Formosa, oggi Taiwan. Chuang, in seguito, diventerà ministro dello sport. Durante la rivoluzione culturale Chuang viene accusato di appartenere alla "gang dei quattro", gruppo politico anti - maoista. Perde l'incarico e viene allontanato dalla città di Beijing (Pechino) dove c'è l'università del tennistavolo. In seguito, grazie ad un amico, viene riabilitato. I cinesi, nel tennistavolo, interromperanno il dominio. Dovranno aspettare 8 anni prima di riprendere il titolo lasciato da Chuang. Nel frattempo, con il cambio della scrittura, Chuang Tse-Tung diventa Zhuang Zedong.
Forse la sua posizione d'attesa con la faccia della racchetta frontale gli permetteva di prepararsi velocemente per eseguire colpi potenti anche di rovescio. La racchetta viene posizionata vicino al corpo e il braccio sinistro, poi viene spinta avanti alto.

