Alto asciutto, longilineo, con gambe da levriero. Capelli castani, lisci, a caschetto. Scambio anticipato e veloce. La schiacciata è perfetta: è come la corda di un arco che si tende e carica. Poi parte e non vedi il percorso. Non lo conoscevo. Quando sentivo parlare di lui mi dicevano: schiaccia tutto. È un fenomeno. Non avevo mai visto uno straniero giocare. Ero molto curioso. Chiedevo sempre i particolari. Ma su Johansson, la risposta era sempre la stessa: schiaccia tutto. Johansson è stato preso come oggetto di studio gestuale e noi lo conoscevamo attraverso i fotogrammi. La nostra società, a quei tempi, aveva studiato il tennistavolo attraverso la rivista giapponese Butterfly che pubblicava regolarmente le sequenze di gioco dei migliori giocatori del mondo. Tutto veniva studiato, in questo modo, nei dettagli. La schiacciata di diritto di Johansson per esempio, la conoscevo nei minimi particolari. Così anche quella di rovescio, che aveva la stessa eleganza. Negli anni '60 Johansson era la massima espressione occidentale del gioco moderno. Un modello che non poteva essere copiato. Poteva solo ispirarti come tutti i fuoriclasse. Come capitava spesso, in società si parlava d'ogni novità raccolta, anche verbale. Poi l'entusiasmo, la voglia di crescere, e giù tutti a provare. Ed era così bello schiacciare. Sentivi che dentro di te qualcosa si liberava e poi usciva. Quando schiacciavi ti sentivi bene. La cosa non poteva durare.

Johansson schiacciava tutto, allora anche noi, appena uno batteva, BUM, subito la schiacciata. Poi col passare del tempo, nessuno aveva più voglia di raccogliere la pallina, perché chi raccoglieva batteva. Poi si è scoperto il rimedio: il servizio corto, cortissimo, non si poteva schiacciare. Un vero e proprio ostruzionismo. Però Johansson schiacciava tutto, quindi un sistema c'era. Per la verità non era vero che schiacciasse sempre. Non sarebbe stato possibile. Ma era il colpo che ti rimaneva scolpito sulla mente. Così si decise di fare solo partite, per servire un po’ ciascuno. A nessuno interessava più vincere. L'importante era schiacciare. Col passare del tempo e con i servizi sempre più corti la schiacciata si è trasformata in top spin anticipato, con partenza alta. Questo colpo con grande meraviglia iniziò a funzionare, diventando un colpo nuovo che rappresentò la base della nostra scuola senigalliese e che noi, successivamente, scoprimmo essere il famoso looping che eseguiva il "leone selvaggio" Hasegawa. Johansson lentamente svaniva dalla nostra mente, insieme a quell'immagine d'aggressività pura. Lui aveva un gioco che tendeva alla purezza, molto veloce, con uso della rotazione. Come sistema era molto vicino alla scuola cinese.
Lo ricordo agli europei del '74 a Sad, terzo nel singolo. Secondo nel doppio con Bengsson. Primo a squadre con Bengsson e Wikstrom. Nel '64 e nel '66 è stato campione d'Europa nel singolo. Ricordo le gare a squadre dove la Svezia vince e deve tutto a Wikstrom, numero tre della formazione svedese. Johansson - Orlowski nella semifinale a squadre contro la Cecoslovacchia è stata la più bella partita. Johansson imposta il gioco sulla velocità. Orlowski ha una puntinata sul rovescio, e scambia. Il diritto di top spin è potente e veloce. Robusto nelle gambe. Johansson non dà il tempo all'avversario di rispondere come desidera. Johansson prevede la risposta e parte. Il braccio e l'avambraccio a "V", in verticale, parallelo al corpo e racchetta alta. Il piede sinistro si sposta e batte sul parquet. La gamba destra calcia all'indietro e il corpo si avvita. Il gomito destro, le spalle destra e sinistra e il braccio sinistro sono sulla stessa linea che traccia la pallina schiacciata. La racchetta finisce leggermente piegata quasi sopra la spalla sinistra. Poi la figura finale elegante, scolpita, è un'immagine che compare come dal nulla, improvvisa. Lui fermo e statuario. È un attimo, un'esplosione. La palla già rotola impazzita sulla transenna di fondo. È un colpo micidiale. Vedi bene la partenza e l'arrivo. Il resto lo devi costruire nella mente. Ma oramai il gioco si è perfezionato nell'utilizzo del top spin di diritto con potenti rotazioni. E Orlowski lo interpreta bene. Su queste palle diventa sempre più difficile schiacciare. Così Johansson, in ogni set, schiaccia sempre meno, forse anche per l'età. La stella Johansson lentamente perde la sua luce: alla fine dovrà cedere le armi ad Orlowski, che poi vincerà anche il singolo diventando campione d'Europa. L'incontro a squadre sarà salvato da Wikstrom, con un gioco simile a Johansson, più giovane, con riflessi più freschi e forse con meno responsabilità. È l'unico erede nella schiacciata, un po’ anche nel gioco, ma la storia non si ripete. Per Wikstrom sarà il momento più alto e sicuramente il più bel ricordo. Per Johansson, il declino è iniziato e con lui porterà con sé quella schiacciata che faceva incantare per la sua bellezza estetica e la sua rapidità. E non vedremo più quel viso, dall'espressione liberatoria, accompagnata da un ghigno a bocca leggermente aperta.

