Questi mondiali si dovevano svolgere in Australia. In quel periodo c'era la guerra del Vietnam. Gli australiani appoggiavano gli americani, impegnati nel conflitto. Per evitare la rinuncia del Vietnam e di eventuali altre delegazioni, decisero di spostare le gare in Svezia. Hasegawa ha il culto del fisico. Sa che il suo pensiero non si traduce in azione se il suo corpo non è perfetto. Pratica yoga. Fa meditazione. Corre all'aria aperta. Fa ginnastica. Quando si trasferisce in aereo, per le gare, lo puoi vedere serio, nel corridoio dell'aereo, a fare flessioni. In finale batte il suo compagno di squadra Kohno. Hasegawa ha già vinto il titolo a squadre e il doppio misto. Tre ori. Un vero trionfo. Hasegawa ha un gioco molto classico, che nasce da dentro. Ha un portamento elegante, una muscolatura forte e ben modellata. Il suo gesto di gioco è plastico e ovalizzante. Non ci sono frenate brusche, non ci sono spigoli. Il suo moto si arrotonda. Ogni sua azione sembra una figura di danza. Il top di rovescio precorre i tempi. Nessuno lo usava, così completo. La sua impugnatura è quasi europea. Tiene l'indice appoggiato al centro e longitudinale alla racchetta. Il dito è il prolungamento della mano, in linea con il braccio. Hasegawa usa due gomme lisce. Non ti accorgi che gli spostamenti vengano fatti con le gambe. Tutto avviene senza sforzo. La centralità spettacolare delle sue azioni sta nelle braccia, come per il volo di un gabbiano sta nelle ali. Le donne giapponesi non gli danno pace e impazziscono per lui. Il suo gioco è estetico, puro: le palline e il tavolo, un mezzo.

È in contro-tendenza con la scuola tradizionale e utilitaristica del Giappone. Quando lo vedi giocare puoi fare a meno di guardare la traiettoria della palla. Anzi se ne fai a meno, e lo guardi come gioca, poi non riesci a staccargli gli occhi di dosso. Hasegawa si muove ed è musica. La racchetta si trasforma in un attrezzo di danza. Gioca di top spin di rovescio con la stessa facilità del diritto. Gli europei per il 90% usano i puntini sul rovescio. Fra il gioco di diritto e di rovescio c'è simbiosi. Le due braccia, aprendosi e chiudendosi, armonizzano e riempiono la scena. Il percorso dell'estremità iscrive nell'aria curve magiche. Quando torni a guardare gli altri giocatori, sembrano monchi o dei granchi impacciati e impauriti. Hasegawa resterà nella storia per la sua armonia che espone, esalta, esaspera. Per l'estetica del gesto Hasegawa poteva anche non diventare campione del mondo, come altri grandi simili a lui, Surbek, Secretin, Stipancic, Schöler, Johansson, Bercic, ecc… ma ci saremmo ricordati ugualmente per lo straordinario contributo estetico che ha dato allo sport.
