Il piccolo Stellan si avvicina allo sport a 7 anni. Pratica la lotta libera, la pallamano e il tennistavolo. A 12 anni decide per il tennistavolo. Questo sport, dove non c'è contatto fisico, esalta le sue capacità di destrezza e sensibilità. A 15 anni, durante una lezione di ginnastica a scuola, cade e si frattura il gomito sinistro. Capisce subito che è una cosa grave soprattutto perché lui è un giocatore mancino. Viene ricoverato per due settimane. Subisce tre interventi chirurgici. Gli mettono una placca d'argento nel gomito. Non riuscirà più a distendere il braccio completamente.

Nella notte del terzo intervento fa un sogno: si trova in un campo di atletica. Ha due racchette, una in ogni mano; le alza e le muove. Si solleva da terra e poi, con meraviglia, inizia a volare. Pensa: quante cose si possono fare con le racchette da ping pong. Lascia il campo d'atletica. Si trova a volare tra i palazzi. Le finestre sono illuminate. All'interno di ogni finestra dei bambini giocano a ping pong. Pensa subito al braccio sinistro che non gli fa più male. E' tentato di entrare da una finestra per giocare. Sente però che è più bello volare. Muove ancora le braccia. Si alza ancora, è sopra le case, si sente leggero e felice. Sopra i tetti ci sono dei nidi. Sono tutti pieni di palline da ping pong. Non gli sembra una cosa strana. I bambini che giocano nel palazzo hanno bisogno di palline. Poi pensa che deve tornare, è troppo tempo che manca da casa. Ha tante cose da raccontare, il braccio è guarito… Di colpo si sveglia. E' solo un sogno. Il braccio sinistro è appoggiato sul letto, immobile. Ci vorranno tre mesi di rieducazione prima di riprendere la condizione normale. I medici gli consigliano di continuare a giocare per favorire la riabilitazione. A Stoccolma si svolge uno stage fra Svezia e Giappone. Stellan non salterà un solo allenamento, come osservatore. E' curioso e si fa molte domande. Poi fa amicizia con Ogimura. Prima dell'incidente aveva il diritto molto più forte del rovescio. Però ora non riesce a forzare il diritto perché sente dolore, mentre può liberamente giocare con il rovescio. Si mette al centro del tavolo e favorisce questo gioco. Col passare del tempo, lentamente, inserisce il gioco di diritto. Impara a muovere bene le gambe. Non può più allungare il braccio come prima. Abbandona gli studi e a 17 anni la Federazione Svedese lo manda per tre mesi e mezzo in Giappone. Per lui sarà la svolta. Il primo mese si allena all'Università di Nichidai. Batte tutti gli avversari. Poi passerà di città in città. Si allena e fa partite con Tasaka, Inoue, Kimura e Takahashi. L'amicizia con Ogimura si rivela importante e sorprendente. Gli dà consigli tecnici, psicologici e scientifici sul gioco. Gli insegna come nella cultura orientale sia importante il rispetto dell'avversario. Gli fa capire che quando si vince non bisogna esaltarsi, ma che è solo una tappa e bisogna sempre guardare avanti. Poi si allena con Itoh e Hasegawa. Diventano amici. Stellan ha molto rispetto per il loro comportamento, sia in gara che fuori. Fannno anche molte partite. Batte una sola volta Hasegawa. Con Itoh invece non vincerà mai. Stellan si allena bene, resiste senza difficoltà a 6 ore di allenamento al giorno. Osserva tutto e la sera, prima di dormire, prende appunti e riordina le idee.
Arriva il grande giorno dei mondiali di Nagoya. L'organizzazione è perfetta. Il campione in carica è Itoh, suo compagno di allenamento nello stage giapponese terminato da poco tempo. Stellan non si concede riflessioni sul pronostico. Non è interessato al percorso che gli potrà riservare il tabellone. Ogimura gli ha dato tutti i consigli per migliorare il suo gioco. Ma soprattutto gli ha dato serenità e gli ha parlato come un amico. Iniziano le gare di singolo. Il tabellone si sfoltisce. Esce Hasegawa. Bengtsson batte in semifinale il cinese Xi Ehting. Itoh batte lo jugoslavo Surbek. E' arrivato il momento della verità. Bengtsson ha di fronte Itoh. Non sente emozioni, è concentrato sulla tattica. Sa che con il rovescio dovrà angolare le sue risposte sia a destra che a sinistra. Il palazzetto è gremito. Il pubblico è quasi tutto giapponese. Anche Ogimura a Londra, nel '54, aveva tutto il pubblico contro. Primo set 21 a 17 per Bengtsson, secondo set per Itoh. Bengtsson, appena diciottenne, non ha un cedimento, toglie il tempo all'avversario. Il pubblico giapponese sostiene il proprio beniamino fino al termine dell'incontro, anche se Bengtsson lascerà il suo avversario, nei due set successivi, a 13 e a 10. 3 a 1 per Bengtsson. L'Europa fa festa e invade la panchina svedese. Era dal 1953 che l'Europa non vinceva più. Quando nasceva Bengtsson l'Europa perdeva il dominio mondiale. Con i suoi 18 anni Bengtsson diventerà l'idolo dei giovani. Per gli orientali invece è stata la fine del loro potere veder salire sul gradino più alto del podio quel piccolo "samurai" venuto dal freddo del Nord, dove le notti sono illuminate dai fantastici colori delle aurore boreali.
