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Storia del Tennistavolo - Libro - Storia del Ping pong

Racchette Vaganti - 100 anni di Ping Pong

di Enzo Pettinelli

SARKIS SARKHAJAN

TALENTO E PUREZZA

È nato nel 47, in Georgia (URSS). Da piccolo fa atletica leggera e calcio. Il ping-pong per lui è come un passatempo. Poi, a 11 anni, decide che il tennistavolo sarà il suo sport. Si mette subito in luce. A 19 anni viene convocato per gli Europei di Londra. Nel primo incontro a squadre l’URSS deve incontrare la grande Jugoslavia. Non ci sono speranze. Sarkis, in una riunione tra giocatori, dice che si può vincere. L'allenatore, un po' per gioco e un po' per sfida, lo mette in squadra. Sarkis farà tre punti e l’URSS vince l'incontro per 5 a 2. Non uscirà più dalla nazionale. Agli Europei l’URSS perderà solo con la Svezia, in finale. Mancino, introverso, talento naturale. Supera tutti nelle selezioni dei migliori giocatori dei 15 paesi dell'Unione Sovietica. Sarkis, non ha né tecnica europea, né asiatica. Gioca con gomme lisce e consumate. Le cambia quando si ricorda. È come correre in auto, con pneumatici senza battistrada. Il suo gioco è d'attacco. Non fa preparazione fisica. Non fa footing. Non ha schemi di allenamento. Non usa il top spin. Fa l'impossibile per semplificare il gioco. Si affida solo al suo talento. Sembra il prodotto di una rivoluzione, lontana e dimenticata; solitario e stanco non ha più voglia di novità. Sembra che viva alla giornata. Il gioco d'istinto tende alla sua conservazione. Nel suo paese è un mito. L’URSS ha più di due milioni di tesserati. Gli allenatori vengono incaricati dal partito. Non conoscono il tennistavolo. Non serve per mantenere il posto. Danno una racchetta a "Tolstoi" e aspettano l'opera.

SARKIS SARKHAJAN

Sarkis, la grande occasione

1973, Sarajevo: mondiali. Per l’assegnazione del titolo a squadre, si gioca in due gironi d’eccellenza Si gioca in due gironi d’eccellenza. Nel primo: Cina, Svezia, Ungheria, Corea del Sud, India, Indonesia, Austria. Nel secondo: Giappone, Jugoslavia, Germania, Francia, Inghilterra, Cecoslovacchia, URSS. I primi due di ogni girone, in una finale a quattro, giocheranno per il titolo. Dopo una prima fase le quattro squadre promosse: Svezia, Cina, Giappone e Russia si trovano ancora in parità. Arriva il momento più importante per l’URSS: bisogna battere la Cina per salire nel gradino più alto del podio. Gli incontri a squadre si svolgono in questo modo: tre giocatori cinesi contro tre giocatori russi. Ogni giocatore deve incontrare uno alla volta i tre avversari, per un totale di nove incontri. La squadra che arriva a cinque vince. Ogni partita si gioca al meglio di due set su tre. Per la Russia scende Sarkhajan. Per la Cina Hsu Shao-Fa, famoso nel mondo per i servizi con palla lanciata in alto, a più di 3 metri d'altezza. Sarkhajan soffre proprio i servizi nel primo set, ma vince l'incontro per 2 a 0. 1 a 0 per la Russia. Secondo incontro, Strokatov - Li Ching-Kuang, 2 a 0. Terzo incontro Gomozkov - Tiao Wen-Yuan, 0 a 2. 2 a 1 per la Russia. Sarkhajan vince con facilità anche contro gli altri due cinesi, mentre i suoi compagni non porteranno più un punto. 5 a 4 per la Cina. Sarkhajan cade in lacrime: la sua grande prestazione è stata vana. La porta della finale si è chiusa. Forse è stato il più grande talento di tutti i tempi. Non si affida alle nuove gomme che hanno rivoluzionato il tennistavolo. I suoi avversari le cambiano dopo dieci ore di gioco. Le sue gomme sono decrepite e ingiallite. I suoi compagni dicono che non le cambia da tre anni. Sembra che abbia paura della contaminazione del nuovo. Ti dà l’impressione che voglia scrollarsi di dosso cultura e regole imposte. È alla continua ricerca di se stesso, della verità primordiale, senza mediazioni. È alla scoperta del primo giorno di vita, per conoscere la sua vera identità, preculturale. Questo suo fatalismo, o paura del nuovo, lo penalizza. Lui l'avverte. Ma il suo modo d'essere è puro. Il suo gioco sembra da oratorio. Controlla gli attacchi avversari con risposte semplici e imprevedibili.

Praga ‘76

Durante i campionati europei di Praga 1976, ho parlato con un giocatore prima che incontrasse Sarkhajan nel singolo: era sconvolto al solo pensiero di giocarci contro. I due sono i leader della propria nazione. Ma il primo, al contrario di Sarkhajan, aveva adottato le gomme "della rivoluzione", sempre nuove. Le accarezzava continuamente, per togliere le impurità che la pallina lasciava durante il gioco. Si era affidato al nuovo, e chiedeva solo il nuovo. Il suo gioco era ripetitivo, dispendioso e monotono. Durante l'incontro correva, correva e non arrivava mai sulla palla. Sarkhajan invece sembrava che pensasse ad altro e, distratto, spingeva la palla a destra e a sinistra. L'avversario, sudato e rosso in viso, correva, imprecava, correva, imprecava e correva. 3 a 0, aveva smesso di correre, e ancora più rosso, a testa china, imprecava e imprecava. Sarkis forse non ha mai vinto un’individuale nelle gare internazionali, perché nel suo paese non usavano le gomme moderne. Lo sforzo per adattarsi continuamente ad ogni avversario, alla fine gli è costata troppa fatica di concentrazione. A livello mondiale Sarkis Sarkhajan è temuto come il grande talento. Per la Russia il suo talento è visto come un dono divino. Nulla deve fare per vincere. Quasi immobile, al centro del tavolo. Senza fatica. Con il record di 28 medaglie d'oro nei campionati sovietici diventa per il ping-pong lo zar di tutte le Russie.

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