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Storia del Tennistavolo - Libro - Storia del Ping pong

Racchette Vaganti - 100 anni di Ping Pong

di Enzo Pettinelli

ISTVAN JONYER

L'INVENTORE DEL SIDESPIN

1975, Calcutta: Jonyer campione del mondo

Istvan Jonyer, 25 anni, n° 9, ungherese, diventa campione del mondo. In finale batte Stipancic, jugoslavo, per 21 a 19 alla quinta partita. Jonyer, da ragazzo giocava a calcio. A 14 anni si è avvicinato al tennistavolo e ha imparato ascoltando i consigli degli amici. Non ha avuto subito un allenatore. La sua armonia non passa attraverso figure obbligate. Jonyer non ha un'impugnatura di gioco. La racchetta non è ferma sulla mano. La muove in continuazione, sembra che gli possa sfuggire da un momento all'altro. Quando parte per colpire la palla non si sa se la racchetta si trova nella posizione giusta. Se ci giochi contro senti un po’ di disagio. Però se lo osservi dalla tribuna vedi solo l'evoluzione dei gesti. Gioca un po’ arretrato rispetto alla media, così anche i gesti sono più ampi. Un po’ come i fuochi d'artificio, prima bassi, intensi, che poi esplodono alti in tutte le direzioni. Avere molte impugnature fa perdere tempo. Però puoi avere nel gesto una maggiore libertà d'evoluzione.

ISTVAN JONYER

Giocatore totale

Jonyer non poteva realizzarsi giocando solo con i piedi. La sua mente dialoga con tutto il suo corpo. Con le dita in continuo movimento sulla racchetta sembra che voglia modificare l'attrezzo per ogni evenienza. I suoi colpi di gioco sono sempre delicati. I tiri potenti sono fatti con gesti lunghi, accarezzati. Non picchia la pallina, la fa volare, gli dà sempre l'effetto di rotazione che viene usato come motore per la traiettoria, non per far sbagliare l'avversario o per fare una parabola illogica. Il suo gioco aereo sembra telecomandato, le curve geometriche sono belle, esaltanti. Passano tutte sopra il tavolo da gioco veloci e luminose. Quando l'incontro è finito alcune parabole rimangono impresse nella mente, scolpite ancora, in moto. Insieme ad un viso divertito con una borsa a tracolla, un po’ dondolante che si allontana dal campo di gioco.

Il nuovo colpo

Molti hanno provato ad imitarlo. Dopo la vittoria del titolo mondiale, il side spin ha fatto il giro del mondo. Ad ogni torneo si vedevano giocatori che lo usavano a sproposito. Si sentivano tutti dei piccoli Jonyer. È stato il campione più visibile per noi europei. Il suo gioco arretrato permetteva di avere più tempo per osservarlo. Fisico robusto, alto, con muscolatura rotonda. Viso luminoso con espressione da buono, sempre pronto al sorriso. Quando si ferma a conversare e prende la parola, alla fine il suo discorso termina sempre in allegria. Quando è in difficoltà nel gioco, lo guardi in faccia e sembra divertito. Sembra che pregusti il piacere di vedere le facce degli altri se riuscirà a cambiare il pronostico.

Ricordo Jonyer, 1985 a Senigallia

Dopo aver visitato il Centro Olimpico ancora in costruzione, con Costantini siamo andati a fare un allenamento nella piccola palestra di San Martino. Era estate: in quel periodo si giocava poco. La palestra era impolverata. Jonyer, con la massima disinvoltura, aveva chiesto una scopa. Nell'attesa ci siamo messi a chiacchierare su come giocano gli italiani. Per la condizione della palestra mi sono sentito un po’ imbarazzato. Un bambino ci ha portato una scopa. Jonyer, d'anticipo, l'ha presa e appoggiandosi, ha continuato a parlare. Poi si è rivolto a me chiedendomi: perché in Italia tirate sempre così forte? Vorrei spiegargli che tutto nasce dall'impiego di allenatori cinesi che dal '79 "obbligano" tutti i giocatori a concludere in 3 scambi, ma preferisco tacere. Jonyer ci ha spiegato che il gioco va preparato e ci ha portato come esempio l'Ungheria, campione del mondo a Pyongyang, con Gergely e Klampar. Jonyer intanto aveva iniziato a pulire la palestra, con semplicità e naturalezza. Un grande esempio, che non dimenticherò mai. Poi ci fu l'allenamento. Jonyer era sempre delicato nel suo gioco di preparazione, seguito da accelerazioni progressive fino alle fiondate da lunghe distanze. In quel gioco c'era la risposta a tutto quello che non riusciva a capire del nostro gioco.

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