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Tennistavolo - Storia - Ping pong

GIOCARE A PING PONG. MA SERVE PERDERE TEMPO CON UN GIOCHINO COSI’ DI POCA IMPORTANZA?
di Lorenzo Zonta, 14 anni, forse il giocatorino più talentuoso della Società

Il mio pensiero e poi interviste all’allenatore, a giocatori adulti della mia società, ai miei genitori.

         Il mio pensiero.
“Il tennistavolo è diventato per me un’attività tanto importante. Lo pratico dalla prima media e oggi occupa gran parte dei miei pensieri. Mi alleno due-tre volte alla settimana, per due ore ogni seduta. Quando gioco mi impegno molto, ce la metto sempre tutta. In tre anni sono diventato abbastanza bravo. Ho vinto diversi tornei provinciali e regionali, in aprile mi sono classificato secondo ai Campionati Italiani Allievi del Centro Sportivo Italiano a Ischia”.

         Intervista al mio allenatore prof. Ceroni.
         Domanda: “Cosa pensa del mio gioco, del mio impegno, del mio carattere?”.
“Sei bravino, sei migliorato, ma a me non basta. Voglio di più. I colpi ormai li conosci bene. Ma ancora sei precipitoso, sei frettoloso, non fai il colpo giusto al momento giusto. Mi piace il tuo carattere ambizioso, la tua voglia di fare bella figura, il tuo non mollare mai. La tua grinta ti aiuta molto a emergere in gara. Ma… c’è qualcosina del tuo comportamento che bisogna proprio limare. E’ sbagliato perdere senza reagire, non avere personalità durante il gioco, non  avere la grinta necessaria, ma è anche sbagliato non saper perdere, trovare scuse, arrabbiarsi, lamentarsi. In certi momenti è importante che la rabbia la teniamo dentro, senza farla vedere a tutti quelli che sono intorno a noi. Insomma è importante l’autocontrollo”.

         Intervista ad Antonio Simeone, direttore tecnico della mia società e giocatore di Serie A.
         Domanda: “Dove hai imparato a giocare così bene? Come si fa e quanto ci vuole a diventare campioni?”.
“Ho imparato in parrocchia. Una volta in tutti gli oratori c’erano i tavoli e i ragazzi andavano a giocare, da soli, senza maestri. Tu sei fortunato ad essere seguito dal prof. Ceroni e quindi fai presto a diventare bravo. Una volta eravamo tutti autodidatti, imparavamo da soli, senza i consigli di nessuno e miglioravamo lentamente, guardando gli altri, andando a fare i tornei.  Io non sono proprio un campione. Campione è il nostro cinese Sha Ke. Ogni volta che c’è la partita di campionato casalinga vieni a vederlo giocare, osserva con molta attenzione la sua tecnica, i suoi colpi, la sua strategia di gara, le sue furbizie, le sue finte. Vedrai che diventerai bravo anche tu”.

         Intervista a Giacomo Moro, il  giocatore più forte della mia società.
         Domanda: “Come hai fatto a diventare così bravo? Quanto ti alleni? Come concili studio e sport?”.
“Ho cominciato a giocare a ping pong nella palestra del mio paese, a Camisano, dove mi ha portato mio zio Antonio Russo, che ora è campione italiano dei Veterani. La gente chiama il nostro sport “ping pong”, non considerandolo niente. Noi, che lo pratichiamo con serietà, lo chiamiamo “tennistavolo”. Pensa che in passato, quando mi trovavo con gli amici che praticavano il calcio, la pallacanestro, la pallavolo, il nuoto,  quasi mi vergognavo di dire che giocavo a ping pong. Nell’allenarmi sempre di più sono arrivato a buoni livelli. Quest’anno ho battuto Bobocica,  il giocatore numero due assoluto d’Italia. Quello che conta non è la quantità di ore d’allenamento, ma come mi alleno: l’impegno, la concentrazione. La pratica di questo sport mi ha fatto diventare migliore anche nello studio. Frequento il secondo anno di università, faccio giurisprudenza e ho molti ventisette e trenta. Diventerò avvocato e un giorno seguirò anche le cause del tennistavolo, per una migliore crescita e difesa del nostro sport”.

         Intervista a papà e mamma.
         Domanda: “Cosa ne dite e  vedete dei cambiamenti in me da quando pratico il tennistavolo?”.
“Siamo contenti che pratichi questo sport, che per noi è stato una scoperta e una rivelazione. Il papà aveva praticato a buon livello il basket e il tennistavolo non lo conosceva. Quando ti abbiamo iscritto ai corsi della scuola, il primo anno, non avremmo mai pensato che questo sport ti avrebbe preso così tanto. Ricordiamo che eri sempre con la racchetta in mano, anche a casa, con la pallina contro il muro in ogni momento della giornata. Il tuo impegno in questo sport ci fa contenti e siamo anche orgogliosi del tuoi risultati, quelli tecnici, ma anche e soprattutto della maturazione del tuo carattere. Sorprendente è il fatto che grazie al tennistavolo sei diventato più impegnato, più ambizioso, più concentrato, più produttivo anche addirittura nei risultati scolastici”.

IL TENNISTAVOLO
di Luca Guiotto
quattordicenne giocatore di buon talento

         La  storia. Agli inizi del secolo scorso dei marinai inglesi, giocatori di tennis, annoiati, durante un loro lungo viaggio in mare, a bordo della loro nave si misero a improvvisare partite di tennis sopra due tavoli. Prima usarono le loro racchette, poi addirittura presero delle padelle da cucina. L’invenzione diventava curiosa e interessante. Così nasceva il tennistavolo, che col tempo veniva sempre più perfezionato negli attrezzi e poi veniva codificato nelle regole.

         Come si gioca. A turno, due volte a testa, ciascun giocatore inizia il gioco (cioè fa il servizio). I due giocatori si rimandano la pallina al di là della rete. La pallina va colpita dopo un solo rimbalzo sul proprio tavolo. Non si può colpire la palla al volo. Sbaglia chi manda la pallina in rete oppure fuori dal tavolo. Il set si conclude agli undici punti. Nelle competizioni importanti occorre vincere tre set per eliminare l’avversario di turno e poter proseguire il torneo. Ci sono gare di singolo e di doppio.

         Io e il tennistavolo. La mia Scuola Media Ambrosoli  da tre anni organizza dei corsi di tennistavolo, con lezioni bisettimanali, tenute dal prof. Sergio Ceroni. E’ lì che io ho imparato a giocare e mi sono appassionato a questo sport. Già dalla prima media ho avuto grosse soddisfazioni alle gare provinciali e oggi posso dire di essere tra i più bravi della regione nella mia categoria. Spesso supero molti turni nei miei tornei, fino ad arrivare in semifinale e anche in finale. Il prossimo anno, sebbene frequenterò un’altra scuola, potrò ancora frequentare gli allenamenti che saranno allargati anche agli ex alunni della scuola media.

         Valenze educative e formative del tennistavolo. Il mio sport è altamente educativo. Durante gli allenamenti l’insegnante mi raccomanda concentrazione e impegno. Non posso essere distratto neanche un secondo. Infatti è uno sport molto veloce e in millesimi di secondo occorre decidere che colpo fare; se imprimere rotazioni alla pallina, da che parte inviarla, se mandarla corta o  lunga, se tirare piano o schiacciare (imprimere un colpo violento). Da quando pratico il tennistavolo mi sono accorto di essere diventato più preciso, più meticoloso e più attento in tutte le mie attività, comprese quelle scolastiche.     

          Il tennistavolo nel mondo e in Italia. I più forti giocatori del mondo sono i Cinesi e i Giapponesi. In Europa i migliori sono i Russi, e nel complesso sono bravi quelli dei paesi freddi, che apprezzano particolarmente gli sport al coperto (Svedesi, Finlandesi, Inglesi). In Italia, dove impera il calcio, il tennistavolo è considerato soltanto un giochino da poco, uno sport di serie B. Da qualche tempo però sta aumentando nella considerazione della gente, della stampa e della televisione, perché è diventato disciplina olimpica. Da quando sono arrivati i maestri cinesi  a insegnarcelo, anche noi giocatori italiani siamo cresciuti molto tecnicamente. I migliori giocatori italiani sono Mondello, Piacentini e Bobocica.

         Il tennistavolo a Vicenza. La mia società è una tra le più importanti d’Italia. Presidente è il mio allenatore, il prof. Sergio Ceroni. La prima squadra è formata da Giacomo Moro e Antonio Simeone, che con il cinese Sha Ke giocano in serie A2. Abbiamo poi squadre in B2, in C1, in C2, in D1, in D2, infine una squadra femminile in serie B. Abbiamo settantadue tesserati. Io quest’anno gioco in serie D2 e in D3. La nostra attività giovanile è la più importante del Triveneto.

L’attività pongistica a Vicenza ebbe inizio negli anni ’50-’60 negli oratori. Si ha memoria dei successi a livello propagandistico del CSI di vari gruppi, come quelli dei Carmini in primis, poi del Patronato Leone XIII°, di Santo Stefano, di Santa Caterina, del Duomo, di Ancoretta e di San Felice, gruppi che approdarono presto anche nelle gare della federazione, perfino a livello nazionale. I campioni di allora erano Ottorino Rigon, Piero Ortolani, Antonio Biancardi, Leone Dal Colle, Sergio Ceroni, Gastone Caldognetto, Giorgio Ghida.  Appassionati dirigenti di allora erano Giorgio Pilastro, Giancarlo Corrà e Attilio Dal Maso. Oggi Vicenza ha il merito di possedere una realtà invidiabile, fatta di giocatori tutti vicentini e costruiti in casa (eccettuato il cinese che fa un po’ da vetrina e spettacolo per la platea); inoltre ha un parco giocatori numerosissimo come rarissime società in Italia,  e un’attività giovanile che si distingue in manifestazioni regionali e nazionali, con giovanissimi giocatori che sono sempre protagonisti. Il ventunenne Giacomo Moro, numero 29 delle classifiche nazionali assolute e nei primissimi posti della graduatoria under 21, è la nostra bandiera, con i suoi esaltanti risultati messi in mostra in particolare in quest’ ultimo scorcio di annata agonistica. Da citare sono poi soprattutto i risultati dei nostri giocatori in carrozzina. Valeria Zorzetto, allenata dal nostro direttore tecnico Antonio Simeone, dopo essersi aggiudicata la medaglia d’argento alle ultime paraolimpiadi di Atene, si è poi classificata sempre in zona medaglia in tutte le competizioni internazionali alle quali ha preso parte.

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